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Un personaggio illustre del mondo del cinema italiano che, pur non essendo nato in Italia, ama moltissimo il nostro Paese, illustra alcune sue interessanti idee per stimolare e rivitalizzare la nostra produzione audiovisiva.


Ho letto alcune delle considerazioni che il mondo politico sta facendo a proposito delle nuove iniziative volte a stimolare la produzione cinematografica in Italia; sono convinto che saranno senz’altro utili e stimolanti per il settore (che ne ha un disperato bisogno, a giudicare dal numero ridotto di film prodotti in questi anni) e ringrazio tutti per gli sforzi in corso; speriamo che le varie anime di maggioranza e opposizione riescano a mettersi d’accordo, in modo che le iniziative divengano realmente effettive ed efficaci.

Tuttavia, nel sentire le varie proposte, mi sono reso conto che ruotano quasi esclusivamente attorno alle problematiche degli autori, dei distributori e dei produttori. Ritengo invece che il dialogo debba essere ampliato a più personalità, comprendendo, ad esempio, anche le industrie tecniche fra gli interlocutori. So comunque che anche le industrie tecniche hanno fatto sentire la loro voce e stavolta vorrei aggiungere la mia alla loro.


una tendenza da invertire

Ferma restando l’indubbia utilità di maggiori investimenti e di una maggiore disponibilità di risorse, oltre che, auspicabilmente, di un nuovo e più moderno sistema di ridistribuzione delle stesse, ritengo che esista anche un’opportunità aggiuntiva che potrebbe generare più lavoro, più mercato e una crescita del settore, se solo si adottassero misure effettive per stimolare le produzioni straniere a scegliere l’Italia per le loro produzioni.


Sfruttiamo le nostre splendide potenzialità!

David Bush attraverso la nostra rivista lancia un grido di dolore, ma con varie proposte costruttive, sullo stato dell’industria italiana del cinema e della produzione audiovisiva.

A mio avviso, l’Italia possiede tutte le potenzialità necessarie per scalare le vette del mercato internazionale: teatri di posa, maestranze di altissimo livello, opportunità per lo sviluppo creativo della produzione (anche estera) di film, telefilm e pubblicità, ma, soprattutto, presenta delle peculiarità per così dire strutturali e pertanto irripetibili del Paese; mi riferisco all’incredibile varietà di splendide locations che offre, oltre che alla presenza, non indifferente, di un nucleo di personalità di livello artistico difficili da trovare altrove, soprattutto in modo così composito e completo.

Ho avuto la fortuna di essere stato coinvolto in molte produzioni cinematografiche come supervisore degli effetti visivi e nell’ultimo decennio ho notato come molti dei film di cui sono stato partecipe si sono sempre più spostati all’Estero. Le motivazioni principali sono sempre state le stesse, anche se con diverse proporzioni, caso per caso: costruzioni scenografiche meno costose, maestranze a costi inferiori e incentivi o tax-credit specifici offerti di volta in volta ai produttori.

Peraltro, ho sentito dire frequentemente dai produttori stranieri che l’obbligo di una settimana lavorativa di soli cinque giorni - attualmente la prassi a Roma - implica un aumento dei costi, dovuto alle settimane in più necessarie per le riprese (forse sarà opportuno rivedere quest’obbligo per riconquistare spazi di competitività con l’Estero, dove abitudinariamente si gira sei giorni a settimana, recuperando il riposo tra un film e un altro).

gli speciali

I vantaggI deglI IncentIvI pubblIcI per Il cInema

Comunque, il dato emerge con preoccupante chiarezza: sempre più le mete privilegiate sono Bulgaria, Serbia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Lituania e in generale i Paesi dell’Est europeo, al punto che in Romania, stando al valore economico di produzione, allo stato attuale si producono più film che in Italia.

guardiamo
alla nuova Zelanda...


I motivi di questa triste (per l’Italia) condizione sono evidenti e di una semplicità disarmante: in un settore che ha conosciuto anzitempo la globalizzazione, in cui le produzioni hanno scelto come mete privilegiate i Paesi in grado di offrire soluzioni sempre più competitive sotto forma di incentivi, tax credit, ristorni alle produzioni o, ancora, interventi delle aziende parastatali con preventivi convenienti, proponendo insomma stimoli produttivi di varia natura, le opportunità colte dall’Italia si sono sempre più affievolite. Contemporaneamente, un altro, decisivo, elemento che contribuisce all’indebolimento della capacità produttiva italiana è la tendenza delle stesse produzioni nazionali a seguire lo spostamento dell’asse produttivo verso l’estero (peraltro, per le stesse ragioni).

Per illustrare cosa fanno gli altri Paesi per ottenere sempre più produzioni in casa propria, illustrerò alcune situazioni che mi è capitato di conoscere; un primo esempio lampante è dato dal caso del film “Il Signore degli Anelli”, girato e post-prodotto in Nuova Zelanda.

In un primo momento, i Produttori, attratti dalla presenza di locations particolarmente adatte al progetto (peraltro, pur nella loro indubbia spettacolarità, reperibili anche in altri Paesi), ottennero dal Governo neozelandese di ricevere, in cambio dell’enorme spinta lavorativa che il progetto avrebbe apportato al Paese, un ristorno del 10% di quanto speso in Nuova Zelanda; poi, quando le trattative ventilarono l’ipotesi di un secondo film da girare in loco, l’offerta del Governo, in competizione con altri Paesi, salì dal 10 al 20%. Quando, infine, la decisione fu per la realizzazione dell’intera trilogia, l’offerta crebbe ancora, raggiungendo il 30%.

In parole povere, per ogni 10 milioni di dollari fatturato dalle imprese nazionali e speso sul territorio, la Produzione ha ricevuto indietro 3 milioni di dollari dal Governo.

gli speciali ata

I vantaggi per gli IncentIvI pubblIcI per Il cInema

I dati emersi da questo esperimento si sono rivelati clamorosi e quello che poteva sembrare un esempio di statalismo fine a se stesso ha, invece, prodotto risultati eccellenti: il P.I.L. della Nuova Zelanda è cresciuto di un + 0.5% grazie alle molte centinaia di milioni di dollari investiti sul territorio ed all’indotto associato; si è, di fatto, creato un settore dell’industria (ivi compreso il campo della post-produzione) sino ad allora inesistente in loco, che tuttora mantiene alti standard lavorativi ed occupazionali.

E questo senza contare, la clamorosa ricaduta che tutto ciò ha avuto nel settore del turismo: un mastodontico, incredibile spot pubblicitario per il Paese del valore di centinaia di milioni di dollari. Allo stato attuale, una qualsiasi Produzione che scelga la Nuova Zelanda sa di poter contare su un 20% di ristorno su quanto speso nel territorio; inoltre, gli investitori residenti sul territorio hanno agevolazioni tali per cui possono dedurre dalle tasse il 100% dei costi sostenuti per la produzione: ciò ha portato non solo alla crescita della produzione nazionale, ma anche alla presenza di nuovi soggetti fiscali ad alto reddito nel Paese.

altri esempi ‘virtuosi’

Ma la Nuova Zelanda non è l’unico caso di lungimiranza e produttività: il Governo australiano è giunto ad offrire il 40% di ristorno (di quanto speso localmente) alle produzioni che scelgono di girare e/o collocare la post-produzione sul territorio; io stesso sono attualmente coinvolto in un progetto che potrebbe anche diventare una co-produzione Australia-Italia e che, tuttavia, se il nostro Paese non offrirà incentivi di alcun tipo, fatalmente vedrà la scelta di altri partner produttivi più motivati (tipo Bulgaria e Romania), con una perdita di quindici milioni di euro in produzione e servizi per l’Italia. Peraltro, gli stessi produttori hanno uno “slate” di cinque film con le medesime caratteristiche per un totale di circa 100 milioni di euro spendibili in Italia, ma nulla verrà realizzato qui, se non ci saranno incentivi almeno pari alle opportunità offerte all’estero.

Sento parlare di agevolazioni sul recupero dell’IVA (anche se, forse, solo nel Lazio), quando non dovuta, in tempi ragionevoli, quantificati, a quanto ho sentito dire, in “soli tre mesi”, contro i tre anni necessari in precedenza! Accidenti, ma se un turista può recuperare l’IVA mentre esce dal Paese, perché l’impresa cinematografica deve essere assoggettata a regole così borboniche?

Certo, meglio tre mesi che tre anni, ma non mi pare un segnale di grande efficienza burocratica!

le ragioni
di una proposta


Con la Nuova Zelanda e l’Australia ho citato solo i casi più clamorosi di esperienze produttive assolutamente vincenti, ma se ne potrebbero citare altri, non meno validi, come quelli realizzati nella mia nativa Inghilterra, basati sul sistema dei tax credit; l’Inghilterra ha sempre fatto una politica pro-attiva per attirare le produzioni in patria e la UK Film Council ha di recente nominato Colin Brown (un ex-collega molto in gamba, proveniente da diverse esperienze nel mondo della post produzione) British Film Commissioner; il suo ruolo è quello di attirare il più possibile produzioni estere in Gran Bretagna e, conoscendolo, lo farà con grande efficacia. Noto così che la grande produzione del nuovo James Bond tornerà a Shepperton, anziché a Praga, segno che lui, con ogni probabilità, è già al lavoro. Ci sono anche le opportunità, certo non trascurabili, di marca tedesca (in Germania si offre un ristorno pari al 20% di quanto speso nel territorio), o quelle nuove in discussione nella Repubblica Ceca (si parla, anche qui di un 20% di ristorno per mantenere una certa competitività locale).

In sintesi, vedo sempre più progetti allontanarsi dall’Italia e con essi la possibilità di competere con i Paesi emergenti della Comunità Europea e il Nord Africa, anche per quanto riguarda il piano dei puri costi di costruzione e del personale, dato che ormai i costi esteri sono mediamente nella proporzione di un terzo rispetto ai nostri. Non ho potuto non notare un certo declino nell’uso degli studios italiani per le produzioni cinematografiche in genere, ragion per cui sostengo da tempo la necessità di investire nelle nuove tecnologie, per creare nuove ragioni d’offerta sul mercato internazionale, anche se gli incentivi aiuterebbero già non poco.

Capisco bene che parlare di incentivi, ristorni et similia in un Paese che già fatica nel tentativo di risanare i conti pubblici possa sembrare una proposta azzardata; tuttavia ritengo che gli esempi dei Paesi citati mostrino chiaramente come si tratti di investimenti più che fruttuosi e come l’adozione di questi strumenti finanziari in Italia contribuirebbe non poco a rimettere in moto il sistema produttivo italiano, a diversi livelli.

gIi speciali

ecco tutti i vantaggi...

In sintesi, le ricadute economiche positive del sistema proposto sono riassumibili in pochi, essenziali punti:
- incremento del livello occupazionale delle maestranze e conseguente diminuzione degli oneri d’indennità di


disoccupazione;

- piena occupazione all’interno del settore. Non dimentichiamo le perdite di “competenze” subite a causa del forzato ‘ritiro’ da parte di molte figure professionali, prive di possibilità lavorative;

- sviluppo e crescita delle industrie tecniche nazionali, con conseguenti opportunità sui mercati internazionali e maggiore competitività;
- fortissimo valore aggiunto


a causa delle ricadute pubblicitarie sul settore turistico (con le annesse dinamiche di mercato relative al Made in Italy, ecc.);

- crescita delle entrate fiscali e salutare diminuzione dell’evasione, per via dell’aumento di rendiconti e fatturazioni da parte delle imprese;
- conseguente globale sviluppo economico del Paese.


Un modo semplice per riconoscere eventuali incentivi potrebbe essere, ad esempio, riconoscere uno sconto in fattura alle società italiane di servizi audio- visivi (che per essere competitivo, visto le altre offerte estere, dovrebbe aggirarsi, a mio avviso, intorno al 30%), consentendo alle stesse società la possibilità di scaricare queste cifre dai contributi da pagare allo Stato: questo genererebbe non solo la diminuzione netta del peso dell’evasione fiscale sull’economia, ma costituirebbe anche un significativo aumento occupazionale e produttivo per l’industria audiovisiva italiana, nel caso soprattutto si estendano questi incentivi anche al mercato della fiction televisiva e del settore pubblicitario. In pratica uno sconto del 30% per tutti quelli che scelgono l’Italia per le loro realizzazioni audiovisive.

Una formula semplice: costo zero, ricavi maggiori, piena occupazione e, inoltre, pubblicità al Paese. Chi, come me, vive e lavora in Italia e ama questa Nazione non può che avvertire con profondo dolore il declino e l’abbandono verso cui sembra avviarsi il settore della produzione degli audiovisivi: è necessario porvi rimedio ed è necessario farlo in modo rapido ed efficiente, onde evitare che questo splendido e unico patrimonio umano, artistico, naturale e culturale vada lentamente, quanto inesorabilmente, perduto.




Scritto per la rivista Millecanali settembre 2007.

alcune semplici proposte di David Bush


scritto per la rivista MILLECANALI nel settembre 2007